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data ultimo aggiornamento 16/08/2016
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il generale acquerellista

alcuni racconti

Il generale acquarellista (06.07.11)


Gli occhi del falco scrutano la preda, guardano, osservano; fantasticano.  Scorrono: foto, immagini, cartoline, poi … d’improvviso, quasi d’incanto, compare il soggetto. Le mani lo rigirano quasi per permettere agli occhi di vederlo in tutte le sue prospettive. La scelta è fatta. La cartolina, avente come soggetto un paesaggio estivo, viene posta sul tavolo e appoggiata a una lampada. Deve stare diritta e guai a muoversi! L’uomo inizia la sua liturgia, si arrotola le maniche della camicia, si mette gli occhialini, si concentra! Ha davanti un foglio bianco. Deve compiere un miracolo, deve trasformare quel bianco in tonalità calde e velate, deve dare un animo a quel foglio (operazione assai difficile). Quel pezzo di carta resta lì fermo, immobile e silenzioso quasi come un animale destinato al sacrificio. Poi la mano inizia a tracciare qualche linea sottile, la matita, come un soldato guastatore che s’infila tra le linee nemiche, inizia a tracciare qualche punto di riferimento. Tutto è ancora ambiguo, l’esito della battaglia è ancora incerto. Il soggetto è stato vagamente schizzato. Ma il bello deve ancora venire … si apre la scatola dei colori, la scatola dei pennelli, le carte assorbenti, le ciotole con l’acqua candida. tutto sta lì in fila silenzioso. L’esercito è schierato, il generale passeggia impaziente, deve decidere se attaccare da destra o d’alto. Poi si rompono gli indugi, partenza dall’alto! Schierare: il blu, l’azzurro, l’indaco. Far avanzare il pennello grande inzuppato di sola acqua. Il pennello ubbidiente agli ordini, passa e ripassa sulla zona alta, quella che sarà il cielo.
L’uomo, il generale, si concentra, stacca l’udito, disinserisce il settore suoni, non vuole sentire più nulla, deve restare concentrato. Il foglio bianco si piega, rabbrividisce sotto il fresco dell’acqua, ma non ha tempo di rendersi conto che un secondo pennello dopo aver miscelato il blu inizia a spatolare, a inzuppare, a cospargere il colore. Ed il blu si anima, vive, attacca l’acqua, si mescola, canta, balla, combatte, ricopre; … un colore velato soffice e delicato ha conquistato il cielo! Non c’è tempo da perdere su quel bagnato, prima che tutto evapori, bisogna apportare le piccole correzioni, allora il generale urla: “ Presto, presto, “ e le mani ubbidienti e delicate, con la carta assorbente, assottigliano e schiariscono l’orizzonte lontano. Il primo gioco è fatto.
Un attimo di pausa per riordinare i pensieri mentre quel blu, mentre quel cielo si ricompone e si asciuga come dopo il temporale.
Il generale non è ancora tranquillo, la vittoria di una battaglia non garantisce la vittoria della guerra, la sua memoria ricorda bene quanti fogli sono stati stracciati e buttati nel cestino per una macchia, per una sbavatura per un errore.  E allora “Vite, vite , …” la stanza è circondata dal silenzio, i rumori tacciono, nessuno osa disturbare il generale, la schiera dei pennelli si muove, si agita, si mescolano più colori: verde chiaro, verde oliva, marrone, ocra, e un po’ di lilla. Operazione: colorare le colline lontane.
La mente ordina: fate attenzione i colori lontani devono essere sfumati, devono dare profondità, devono dare effetto lontananza.  Ed ecco venire in aiuto l’acqua, ormai non più candida, ha già dissetato e lavato diversi pennelli stanchi. I pennelli medi e quelli piccoli si alternano instancabili, poi il colore viene tamponato, viene alleggerito, tutto prende forma.  Il tempo inizia a correre e le mani, come le braccia di un robot, si muovono in automatico, quel foglio goccia dopo goccia, intriso di colore e di sangue, si contorce e si plasma. Si muove quasi a formare un rilievo. Tutto ubbidisce alla legge della natura. Ed infine “dulcis in fundo” bisogna colorare il papavero in prima fila: gocce di sangue ardenti, gocce di fuoco, gocce di rosso amore ricoprono con un velo di seta i suoi petali delicati e sfumati. Il cuore inizia a battere, il parto è avvenuto!  Il miracolo si è compiuto!
Un urlo silenzioso si alza nella stanza: “Vittoria, vittoria …” nessuno ha udito nulla, solo gli occhi, le orecchie e le mani sporche del generale hanno udito.
Il foglio, quel foglio ha un’anima, ha un cuore, quel foglio racconta una storia.
E poi dopo, come in ogni battaglia, si raccolgono i feriti: pennelli, tavolozza, contenitori dell’acqua, carte assorbenti inzuppate; tutto viene raccolto, pulito, curato e riposto nei contenitori. Il foglio commosso ringrazia in silenzio, ringrazia quei soldati, ringrazia quegli attori non protagonisti, quei servi fedeli … perché il generale, ormai sazio ed ebbro per la sua vittoria, non ringrazia nessuno e si bea del suo trionfo.


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