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data ultimo aggiornamento 16/08/2016
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la passeggiata di Norina

alcuni racconti

La passeggiata di Norina (08.08.10)



Cammina spedita, le sue gambette corte si muovono con grazia. Assorta nei suoi pensieri non guarda il paesaggio, osserva solo per vedere qualche altra persona; quando incrocia qualcuno saluta gentile con un sorriso. I suoi capelli sono candidi come la neve, raccolti a crocchia, i suoi occhi sono piccoli, quasi una fessura, la sua pelle ancora color rosa è un po’ raggrinzita. Norina ha un carattere forte, cocciuto, crede in se stessa, pur essendo molto umile e rispettosa del prossimo.
Porta di solito uno scialle di lana che si è confezionato da sola nelle lunghe serate invernali; solo in alcuni giorni estivi, quando la canicola si fa opprimente, allora indossa solo il vestito a maniche lunghe senza scialle.
Vive sola, non ha figli, ha solo qualche amica che incontra alla messa prima della domenica. Lei non ama frequentare le case degli altri, le sembra sempre di disturbare. Gli anni ha smesso di contarli, sa che è nata nell’altro secolo, l’aver superato il cambio del millennio le è sembrato di aver valicato una grande montagna, ora il percorso sembra tutto in discesa.
In una mano tiene un mazzolino di fiori, appena raccolto dal suo piccolo orto posto dietro la sua casetta. E’ sempre molto attenta nelle sue coltivazioni, cerca sempre di avere qualche fiore, compatibilmente alla stagione. Bucaneve, primule, viole, mughetti, tulipani, rose, gladioli, zinnie, dalie e infine crisantemi. Sempre fiori semplici, stagionali ma tenuti con cura, studiando sempre l’alternanza. Quando finisce un tipo di fiore, è già pronto l’altro. Inoltre ha un cespuglio strano di sempre verde che gli permette di completare con grazia il suo mazzolino.
Cammina e pensa, pensa e parla sottovoce, qualche volta gesticola. E si! da un po’ di tempo ha preso l’abitudine dei vecchi di parlare a bassa voce da sola, quasi cercando di farsi compagnia nella sua solitudine.
Si alza presto, la sua giornata è ben programmata, deve svolgere le faccende di casa, fare la spesa, fare la sua passeggiata mattutina e poi tornare per preparare il suo modesto pranzo. Quando, per qualche motivo, non riesce fare la sua passeggiata, non si sente tranquilla, sembra che la giornata non vada per il verso giusto.
Cammina e pensa cosà dovrà raccontare al suo amore, al suo Ermete: racconterà i fatti di ieri, i suoi dubbi, chiederà qualche consiglio.

Finalmente giunge al camposanto, con passo deciso, si avvia alla tomba. Cambia i fiori, aggiunge un po’ d’acqua, con la manica del vestito, come in un rituale, pulisce la fotografia, recita una piccola preghiera, e poi ... poi racconta e parla al suo Ermete.
Ermete la guarda impassibile. Ermete, con i baffi scuri, suo compagno di avventura, compagno di vita nella buona e nella cattiva sorte, proprio come aveva recitato il prevosto il giorno del suo matrimonio, tanti, tanti anni fa.
Finito il discorso e raggiunta la sua pace interiore, fa un saluto con il suo dolce sorriso e poi un bacio soffiato sulla punta delle dita.
Da quando aveva letto su un libro che “i morti vivono ancora tra di noi se qualcuno continua ricordarli …”, allora si è impegnata a far vivere il suo Ermete fino a quando potrà nuovamente raggiungerlo.



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